Oggetto Gli Antenati del Parteolla
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Descrizione

I rilievi montani di s’Omu ‘e sa Ni e s’Omu ‘e s’Orcu si ergono d’improvviso a breve distanza dall’abitato di Dolianova, quasi a voler creare una barriera fisica tra il Parteolla e il Sarrabus – Gerrei.

Qui gli antichi abitanti edificarono templi e monumenti megalitici che ricordano l’abile maestria sviluppata nella Civiltà Nuragica.

Al lato del torrente di Su Tiriaxu,  lungo la strada asfaltata che collega gli abitati di Dolianova e San Nicolò Gerrei, è facile identificare i ruderi di una tomba di giganti, monumento funerario megalitico che gli studiosi ricordano edificato nel secondo millennio a.C., al pari di altre testimonianze che confermano la diffusa presenza dell’uomo in questi luoghi già dagli albori.

Nei rilievi di s’Omu ‘e sa Ni e s’Omu ‘e s’Orcu evidenti murature in pietra guardano a meridione; questi probabili testimoni di insediamenti abitativi e di culto del periodo nuragico, punico e romano possono essere raggiunti risalendo i versanti meridionali di Su Tiriaxu.

Nel versante opposto il tempio a pozzo di Mitza Salamu, dove le mura emergono dagli scavi archeologici facendo affiorare dal terreno le acque sorgive, come probabilmente avveniva oltre 3 millenni fa.

Intorno un paesaggio suggestivo, variopinto e colorato tutto l’anno, specie in primavera, dalle numerose essenze botaniche che fanno da contorno al panoramico sentiero che raggiunge il villaggio nuragico di Bruncu e s’Omu, con la monumentale torre affacciata nel costone roccioso che guarda a settentrione la vallata del Rio Murera.

Da qui il sentiero segue gli antichi camminamenti degli animali al pascolo, superando facili pendii e fiumane di rocce granitiche che ospitano lecci secolari, testimoni di quel che fino all’Ottocento erano le foreste primarie che ricoprivano queste montagne.

Nelle giornate più limpide ampi panorami si aprono in tutte le direzioni: dai variopinti coltivi e vigneti del Parteolla sino alla città di Cagliari con il suo golfo e la cinta montana del Sulcis, dai rilievi rocciosi dell’Iglesiente e del Linas alle cime del Gennargentu, spesso innevate.

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